Devianza giovanile

Delle gang e di altri comportamenti devianti

Walter Massimiliani — Osservatorio · 5 min di lettura · Ultimo aggiornamento: luglio 2026

Dopo la pubblicazione di Pandillas sempre più spesso e da più parti mi vengono poste domande sul fenomeno gang in generale, anche alla luce delle pressanti notizie di cronaca che su tutto il territorio nazionale ci raccontano episodi di violenza urbana con protagonisti gruppi giovanili, che spaziano da fatti di microcriminalità diffusa ad altri decisamente "macro".

Il problema delle definizioni

In premessa ci tengo a precisare che personalmente non mi appassionano le definizioni, anche perché ritengo che esse risentano in qualche modo di un apporto soggettivo, e ciò confligge proprio con lo scopo principale che dovrebbe essere quello di descrivere oggettivamente un concetto, sintetizzandolo. In tema di aggregazioni giovanili patologiche e violenza nei contesti urbani, sovente il termine gang viene associato a un fenomeno diffuso, capillare e forse per certi versi un po' troppo eterogeneo, che proprio per questo si fa fatica a confinare. Ciò avviene perché questa parola funge da contenitore capace di racchiudere un po' tutto, anche se i più recenti sforzi definitori hanno permesso di coniare il termine street bullying, che copre uno spettro di comportamenti devianti ancora più ampio.

Proprio per quanto sopra, nella premessa del mio libro ho evitato di fornire un'unica definizione della parola gang, preferendo invece descrivere realmente e concretamente quello che è stato possibile osservare direttamente sul fenomeno delle bande sudamericane, tentando di utilizzare questa esperienza come una sorta di possibile schema evolutivo.

Le pandillas come caso di studio del co-offending

Le pandillas, comparse in Italia nei primi anni 2000 ma già piuttosto note da tempo negli Stati Uniti, in diversi paesi dell'America Latina e in Spagna, possono costituire un valido esempio del complesso fenomeno del co-offending, avendo consentito agli studiosi di raccogliere numerose informazioni sui comportamenti devianti di gruppi giovanili. Probabilmente proprio per la lunga esperienza vissuta a livello di osservazione dell'universo pandillero, oltre che per la specificità che lo caratterizza, risultano piuttosto evidenti alcuni segnali che riprendono alcune delle più rilevanti teorie sociologiche classiche.

La recente ricerca "Le gang giovanili in Italia", condotta da TransCrime in collaborazione con il Ministero dell'Interno, descrive diverse forme di aggregazioni giovanili devianti e patologiche, protagoniste assolute dell'odierno conflitto urbano e suburbano che riguarda le nostre città. Pur assumendo forme e declinazioni molto diverse tra loro, queste aggregazioni si caratterizzano nella quasi totalità dei casi per l'esigenza di identificazione e appartenenza che troviamo alla base della loro formazione.

Sei elementi dalla scuola di Chicago

Ed è proprio qui che tornano utili gli sforzi definitori di Frederic Thrasher, che nei lavori pionieristici della scuola di Chicago ha individuato alcuni elementi distintivi tuttora estremamente attuali:

  1. la loro strutturazione e organizzazione interna;
  2. l'utilizzo della violenza;
  3. la spiccata mascolinità egemonica;
  4. la ricerca di una dimensione territoriale e culturale;
  5. la capacità di progettare attività di vario genere;
  6. la solidarietà e lo spirito partecipativo e affiliativo, come necessità di colmare un vuoto e coltivare legami che la società non garantisce.

Recovery, renaming, reintegration

Di analogo e sicuro interesse sono i processi individuati dal sociologo Luca Queirolo Palmas: recovery (la capacità dell'organizzazione di accogliere soggetti con un passato traumatico, fornendo loro sostegno), renaming (la capacità di costruire nuovi valori, anche alternativi a quelli dominanti) e reintegration (la possibilità di reinserimento nel sociale, con l'organizzazione che assurge a casa e seconda famiglia). Sono processi che permettono al gruppo di acquisire una dimensione collettiva determinante per contrastare la subalternità.

Gang delinquency, group delinquency e compressed gang

In ultimo, in relazione alla presenza di gruppi giovanili problematici, gli esperti dell'Eurogang Network hanno coniato la distinzione tra gang delinquency — che descrive atti criminali commessi da persone associate in organismi complessi — e group delinquency, caratterizzata dalla commissione di azioni criminali associative in conformità a un'alleanza di breve periodo, non strettamente riconducibile a un sodalizio criminale organizzato. Da qui la definizione di compressed gang: gruppi di dimensioni più ridotte, meno organizzati, con vita più breve e connotazioni meno precise rispetto alle bande "tradizionali" descritte nei media, il cui modello di comportamento criminale è più versatile.

Nella classificazione delle compressed gang troviamo certamente i gruppi di quartiere, quelli che fanno riferimento al fenomeno trapper, oppure i gruppi etnici più attuali come quelli dei maranza: tutte realtà situazionali che, pur con le dovute differenze e rispettive peculiarità, impongono la necessità di interventi preventivi prima ancora che repressivi, e una forte azione educativa.

Un vuoto normativo italiano

Esaurita, seppur brevemente, l'introduzione su un fenomeno che meriterebbe sicuramente un'analisi più profonda, ritengo estremamente utile uno studio approfondito delle normative specialistiche di altri paesi che prima di noi hanno affrontato il fenomeno del co-offending, al fine di intervenire in questa direzione.

Mentre negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Spagna e in alcuni paesi dell'America Latina (El Salvador, Honduras, tra gli altri) il concetto di gang ha assunto da tempo anche un'accezione giuridica, nel nostro paese i comportamenti illeciti di tipo collettivo sono previsti e puniti con il concorso di persone nel reato — che estende la responsabilità personale a chi concorre con il comportamento delittuoso — con le relative aggravanti previste nel caso di più persone che concorrono nella commissione di un fatto illecito, e con i reati cosiddetti associativi: dall'associazione per delinquere semplice a quella di stampo mafioso, fino alle associazioni criminali previste dalle normative specialistiche in tema di traffico di stupefacenti, ai sodalizi con finalità eversiva.

Sotto questo aspetto, l'analisi comparativa delle normative specifiche dei paesi menzionati permette di rilevare come l'ordinamento del nostro paese presenti un indicativo vuoto normativo in riferimento alla collaborazione criminale nel contesto dei comportamenti devianti di gruppi giovanili.

Prevenire prima di reprimere

Un altro aspetto, a mio avviso, meritevole di adeguato approfondimento riguarda la necessità di un approccio di tipo preventivo e rieducativo, attraverso il ricorso a mirate azioni e a nuove forme di giustizia riparativa, mutuando anche in questo caso esperienze internazionali.

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